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Case rifugio i posti non bastano

Case rifugio, cresce l’accoglienza ma i posti non bastano: la sfida è garantire protezione a ogni donna

La possibilità di trovare un luogo sicuro può rappresentare il primo passo per una donna che decide di allontanarsi da una situazione di violenza. Eppure, anche quando la richiesta di aiuto viene intercettata, la disponibilità di una struttura adeguata non è sempre garantita.

È quanto emerge dal rapporto ISTAT Le case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza – Anno 2024, pubblicato il 25 maggio 2026. I dati restituiscono un quadro articolato: l’offerta di accoglienza cresce, ma permangono difficoltà nell’assicurare posti sufficienti e risposte tempestive a tutte le donne che ne hanno bisogno.


Più donne accolte, ma resta il problema della disponibilità

Nel corso del 2024 sono state 3.148 le donne ospitate nelle case rifugio italiane, rispetto alle 3.054 del 2023. Considerando anche le strutture residenziali non specializzate, le donne vittime di violenza accolte sono state complessivamente 3.815.

Nello stesso anno, le case rifugio attive rilevate dall’ISTAT sono salite a 503, con un incremento dell’8,4% rispetto alle 464 del 2023.

Si tratta di un segnale positivo, che testimonia l’ampliamento della rete di protezione. Tuttavia, l’aumento delle strutture non ha eliminato le criticità. L’ISTAT segnala infatti che 180 case rifugio hanno incontrato difficoltà nell’accogliere donne a causa dell’indisponibilità di posti.

Il dato evidenzia una questione essenziale: non è sufficiente che esistano servizi di protezione, se questi non riescono a rispondere concretamente alle necessità che emergono sul territorio.


Una rete di accoglienza ancora disomogenea

La distribuzione delle case rifugio non è uniforme sul territorio nazionale. Nel 2024 il tasso di copertura era pari a 0,17 strutture ogni 10.000 donne residenti. Il valore raggiungeva 0,23 nel Nord-Ovest, mentre scendeva a 0,10 nel Centro e nel Sud.

Queste differenze richiamano l’attenzione sulla necessità di rafforzare la rete dei servizi, soprattutto nei territori in cui l’offerta risulta meno sviluppata.

Per una donna che deve allontanarsi rapidamente da un contesto violento, la distanza da una struttura, l’assenza di posti disponibili o la difficoltà di individuare una soluzione compatibile con la presenza di figli possono diventare ostacoli rilevanti.

L’accoglienza, inoltre, non riguarda soltanto la disponibilità di un letto. Deve comprendere sicurezza, riservatezza, sostegno psicologico, consulenza legale e accompagnamento verso una condizione di autonomia.


La protezione riguarda anche i figli

Il rapporto ISTAT richiama anche la presenza dei minori nei percorsi di accoglienza. Nel 2024, 3.013 bambini e ragazzi sono stati ospitati nelle case rifugio insieme alle madri accolte.

La violenza domestica, infatti, può compromettere la sicurezza e il benessere dell’intero nucleo familiare. Per questo motivo, la protezione delle donne deve essere accompagnata da interventi capaci di rispondere anche alle esigenze dei figli, garantendo continuità educativa, sostegno e attenzione ai loro bisogni.

La presenza di minori rende ancora più importante individuare strutture adeguate, dotate di personale competente e in grado di collaborare con i servizi sociali, sanitari ed educativi.


Dall’emergenza all’autonomia

L’ingresso in una casa rifugio rappresenta spesso una fase di un percorso più ampio. L’obiettivo non può limitarsi all’allontanamento dalla situazione di pericolo: è necessario creare le condizioni affinché la donna possa ricostruire la propria vita in sicurezza.

Il sostegno psicologico, l’orientamento al lavoro, la formazione professionale e l’accesso a soluzioni abitative costituiscono elementi importanti di questo percorso.

La disponibilità di strutture di secondo livello e di soluzioni per l’autonomia abitativa può contribuire a evitare che, terminata l’ospitalità protetta, la donna si trovi nuovamente priva di alternative concrete.

Perché l’uscita dalla violenza sia effettiva e duratura, occorre quindi un sistema capace di accompagnare la persona non soltanto nel momento dell’emergenza, ma anche nelle fasi successive.


Conoscere le risorse per rendere più efficace la tutela

I dati confermano quanto sia importante migliorare la conoscenza delle risorse disponibili e favorire il raccordo tra i soggetti coinvolti nella protezione delle donne.

Servizi sociali comunali, centri antiviolenza, forze dell’ordine e strutture di accoglienza devono poter contare su informazioni aggiornate e su canali di collaborazione efficaci, nel rispetto della riservatezza e della sicurezza delle persone accolte.

In questo contesto si inserisce il valore di strumenti informativi capaci di rendere più facilmente individuabili le strutture e i servizi presenti sul territorio nazionale.


Servizi alle Donne, attraverso la propria attività di mappatura e informazione, intende contribuire alla conoscenza della rete di accoglienza, offrendo un punto di riferimento informativo per gli operatori e per le realtà impegnate nella tutela delle donne in condizioni di vulnerabilità.

La sfida resta quella di trasformare la disponibilità di informazioni in una maggiore capacità di risposta: perché chiedere aiuto deve poter significare trovare una protezione adeguata, tempestiva e continuativa.


Fonti

  1. ISTAT, Le case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza – Anno 2024, pubblicato il 25 maggio 2026.
  2. Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul).

Fonte statistica ufficiale: https://www.istat.it/comunicato-stampa/le-case-rifugio-e-le-strutture-residenziali-non-specializzate-per-le-vittime-di-violenza-anno-2024/