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Il percorso delle donne dopo la casa rifugio

Dopo la casa rifugio: cosa succede alle donne quando termina il percorso di protezione?

Lasciare una casa rifugio rappresenta per molte donne un passaggio fondamentale verso una nuova vita. Significa essersi allontanate da una situazione di violenza, aver intrapreso un percorso di protezione e aver iniziato a ricostruire la propria autonomia.

Ma cosa succede dopo?

Una volta terminata l’accoglienza protetta, possono emergere difficoltà concrete: trovare un’abitazione sostenibile, raggiungere l’indipendenza economica, inserirsi o reinserirsi nel mondo del lavoro, gestire le esigenze dei figli e ricostruire una rete di relazioni affidabili.

La sicurezza fisica rimane essenziale, ma non è sufficiente da sola. Per lasciarsi alle spalle la violenza occorrono anche condizioni materiali e sociali che consentano alla donna di vivere senza dipendere nuovamente dall’autore dei maltrattamenti.

È proprio in questa fase che si misura la capacità del sistema di protezione di accompagnare le donne non soltanto fuori dall’emergenza, ma anche verso una reale autonomia.


I dati: quante donne riescono a completare il percorso?

I dati pubblicati dall’ISTAT nel 2026, riferiti all’anno 2024, restituiscono un quadro significativo.

Nel corso del 2024, 3.148 donne sono state ospitate nelle case rifugio italiane. Nello stesso anno, 2.210 donne hanno lasciato queste strutture. Tra le 2.117 donne per le quali era noto il motivo dell’uscita, 825 avevano raggiunto gli obiettivi del percorso personalizzato concordato con le operatrici: circa il 39%.

Un ulteriore 29,5% si è trasferito in un’altra struttura o in un’abitazione privata. Il 12,9% ha invece abbandonato il percorso di uscita dalla violenza, mentre il 10,1% è tornato a vivere con l’autore della violenza.

Questi numeri richiedono una lettura attenta: il trasferimento in un’altra struttura non significa necessariamente aver raggiunto l’autonomia, così come il ritorno dal maltrattante può essere legato a una pluralità di fattori personali, familiari, economici e abitativi.

I dati mostrano quindi quanto sia importante non fermarsi al numero delle donne accolte, ma considerare anche le condizioni in cui possono proseguire il proprio percorso una volta lasciata la casa rifugio.

Fonte: ISTAT, Case rifugio e strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza – Anno 2024.


Il problema della casa: dove ricominciare?

Una delle difficoltà più rilevanti è trovare un’abitazione nella quale vivere in sicurezza dopo la permanenza nella struttura protetta.

Il costo degli affitti, la necessità di dimostrare un reddito stabile, l’assenza di garanzie economiche e la presenza di figli a carico possono rendere difficile individuare una soluzione adeguata.

Per una donna che non dispone di risparmi, di un lavoro o di una rete familiare su cui contare, lasciare la casa rifugio può significare affrontare un nuovo periodo di incertezza.

In questi casi, le soluzioni abitative di transizione e i percorsi di semiautonomia possono svolgere una funzione importante. Si tratta di opportunità che consentono di passare gradualmente da una situazione di protezione a una vita indipendente, mantenendo, quando previsto, il sostegno delle operatrici e dei servizi territoriali.

La disponibilità di queste soluzioni, tuttavia, non è uniforme su tutto il territorio nazionale. La possibilità di accedere a un percorso di autonomia può quindi dipendere anche dalle risorse e dai servizi presenti nel territorio in cui la donna viene accolta.


Lavoro e indipendenza economica: la libertà passa anche da qui

La possibilità di mantenersi autonomamente è un altro elemento decisivo.

La violenza può compromettere la vita lavorativa della donna attraverso il controllo economico, l'isolamento, le minacce o l'impossibilità di svolgere regolarmente la propria attività. In altri casi, la donna può non aver mai avuto un reddito proprio o può aver interrotto il lavoro durante la relazione violenta.

Senza entrate sufficienti, anche una scelta apparentemente semplice, come affittare un appartamento o sostenere le spese quotidiane dei figli, può diventare molto difficile.

Per questo motivo, il percorso di uscita dalla violenza dovrebbe comprendere, quando necessario, orientamento professionale, formazione, accompagnamento al lavoro e accesso alle misure di sostegno disponibili.

L’obiettivo non è soltanto trovare un’occupazione, ma creare le condizioni perché la donna possa sostenere nel tempo le spese della propria vita, prendere decisioni autonome e non essere costretta a dipendere economicamente da chi l’ha maltrattata.


Quando ci sono figli, la ripartenza è ancora più complessa

Per le madri che lasciano una casa rifugio insieme ai figli, il percorso di autonomia coinvolge l’intero nucleo familiare.

Occorre trovare un’abitazione adeguata, garantire la continuità scolastica, organizzare la quotidianità e affrontare eventuali conseguenze psicologiche della violenza subita o assistita dai bambini.

I figli non sono semplici accompagnatori della madre: possono avere bisogni educativi, relazionali e di sostegno specifici, che richiedono interventi coordinati tra servizi sociali, scuola, servizi sanitari e strutture specializzate.

L’uscita dalla casa rifugio dovrebbe quindi essere accompagnata da una valutazione complessiva delle esigenze della donna e dei minori, evitando che il raggiungimento di una soluzione abitativa comporti l’interruzione degli altri sostegni necessari.


Il ruolo dei Comuni e della rete territoriale

In questa fase, il contributo delle istituzioni è fondamentale.

I Comuni, i servizi sociali, i Centri antiviolenza, le case rifugio e gli altri soggetti del Terzo Settore possono collaborare per individuare risposte adeguate alle diverse situazioni.

Non esiste un unico percorso valido per tutte le donne. Alcune possono aver bisogno di un sostegno temporaneo per trovare casa e lavoro; altre possono necessitare di una protezione più lunga, di una struttura di semiautonomia o di un accompagnamento specifico per sé e per i propri figli.

È quindi importante che il passaggio dalla casa rifugio ai servizi successivi non avvenga senza una programmazione, ma sia inserito, quando possibile, in un progetto individualizzato, costruito nel rispetto delle scelte della donna, dei suoi bisogni e delle necessarie condizioni di sicurezza.

Anche la conoscenza delle strutture disponibili sul territorio può contribuire a rendere più efficace il lavoro degli operatori, facilitando l’individuazione delle risposte più appropriate.


La protezione deve continuare anche dopo l’accoglienza

La casa rifugio rappresenta spesso un passaggio essenziale per interrompere la violenza e recuperare uno spazio di sicurezza. Ma il percorso di uscita non si esaurisce necessariamente con la conclusione dell’ospitalità.

Secondo l’ISTAT, nel 2024 il 62,4% delle case rifugio ha dichiarato di continuare a seguire le donne anche dopo la loro uscita dalla struttura. È un dato importante, che evidenzia il valore dell’accompagnamento successivo all’accoglienza, pur mostrando che questa continuità non è garantita in tutte le strutture.

Perché una donna possa ricostruire la propria vita, servono risposte che tengano insieme protezione, abitazione, lavoro, sostegno psicologico e attenzione ai figli. Servono inoltre collegamenti efficaci tra strutture di accoglienza, servizi sociali e istituzioni.

La vera sfida è fare in modo che la conclusione del periodo in casa rifugio non coincida con la fine del sostegno, soprattutto quando permangono fragilità economiche, abitative o familiari.

Uscire dalla violenza significa poter scegliere come vivere, dove abitare e come costruire il proprio futuro. Perché questa possibilità diventi concreta, la protezione deve trasformarsi in un percorso capace di accompagnare la donna verso una vita sicura e autonoma.


Fonti e approfondimenti

  1. ISTAT, Le case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza – Anno 2024, pubblicato il 25 maggio 2026: https://www.istat.it/comunicato-stampa/le-case-rifugio-e-le-strutture-residenziali-non-specializzate-per-le-vittime-di-violenza-anno-2024/
  2. ISTAT, I Centri antiviolenza e le donne che hanno avviato il percorso di uscita dalla violenza – Anno 2024, pubblicato il 10 marzo 2026: https://www.istat.it/comunicato-stampa/i-centri-antiviolenza-e-le-donne-che-hanno-avviato-il-percorso-di-uscita-dalla-violenza-anno-2024/

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