Scongiurata la chiusura di CAV, Case Rifugio e CUAV. Intesa Stato-Regione per allungare i tempi di adeguamento
La recente seduta della Conferenza Unificata e Stato-Regioni si è conclusa con la ratifica di un’intesa di straordinaria importanza per il sistema di tutela delle donne in Italia, sancendo una proroga di trentasei mesi del periodo transitorio utile all'adeguamento ai requisiti minimi nazionali per:
- Centri Antiviolenza (CAV)
- Case Rifugio
- Centri per uomini autori di violenza (CUAV)
Questo accordo strategico, formalizzato tra il 23 e il 24 luglio 2026, si propone come obiettivo primario quello di mettere in sicurezza e salvaguardare la continuità assistenziale di centinaia di strutture territoriali. In assenza di questo slittamento burocratico, la rete avrebbe rischiato la sospensione immediata delle attività o l’esclusione dai finanziamenti pubblici per il mancato allineamento istantaneo ai rigidi parametri volumetrici, tecnologici e professionali previsti dalla normativa nazionale.
La decisione dei governatori regionali di concedere questo margine triennale risponde alla necessità di garantire alle operatrici della rete antiviolenza il tempo necessario per riorganizzare i servizi, evitando pericolosi vuoti di tutela per le donne e i figli minori in condizioni di vulnerabilità.
Sbloccati 105 milioni di euro: il piano di riparto delle risorse
Le novità odierne si innestano nella piena attuazione del Piano Strategico Nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2025-2028, supportato dallo sblocco di un imponente pacchetto finanziario da 105 milioni di euro ripartito dal Dipartimento per le Pari Opportunità.
All'interno di questo stanziamento, la priorità assoluta è stata assegnata al potenziamento delle infrastrutture fisiche di accoglienza, con una suddivisione vincolata dei fondi:
- 22 milioni di euro destinati al potenziamento dei Centri Antiviolenza esistenti.
- 22 milioni di euro assegnati al funzionamento ordinario delle Case Rifugio.
- 20 milioni di euro vincolati esclusivamente all'acquisto o alla realizzazione di nuovi immobili da adibire a strutture residenziali protette a indirizzo segreto.
Reddito di Libertà: l'importo sale a 530 euro mensili
Parallelamente alle misure strutturali, l’adeguamento normativo tocca da vicino anche l’autonomia economica delle singole donne che intraprendono il percorso di protezione. Le nuove istruzioni operative dell’INPS hanno infatti ufficializzato l’aumento del Reddito di Libertà a 530 euro mensili per una durata massima di un anno.
Questo sussidio, fondamentale per favorire la fuoriuscita dalla violenza e l'indipendenza abitativa, richiede una collaborazione amministrativa diretta da parte delle strutture di accoglienza. L’erogazione del bonus da parte dell'istituto previdenziale è strettamente subordinata al rilascio di un’attestazione formale del percorso di emancipazione, emessa dallo stesso Centro Antiviolenza che ha in carico la donna.
Questa sinergia consolida il ruolo delle strutture territoriali: non più solo luoghi di protezione fisica e prima accoglienza, ma veri e propri nodi istituzionali di certificazione e riscatto sociale.